
Tutti conoscono almeno una canzone di Fabrizio De Andrè (ahimè, la maggior parte dei giovani neanche quella), ma ben pochi conosceranno "Un destino ridicolo", un breve romanzo che il cantautore genovese scrisse a quattro mani con Alessandro Gennari nel 1996.
In questa storia si incontrano il coraggio e la paura di amare, l'amore vissuto in maniera opposta dai tre personaggi principali: Salvatore, pastore gallurese dalle deduzioni geniali; Bernard, un colto anarchico marsigliese, e Carlo, un "magnaccia" genovese che si lascia consumare dai dubbi.
I tre - pur lontanissimi a livello sociale e culturale - si incontreranno per mettere a segno un furto, descritto come "il colpo della vita", uniti da quel destino ridicolo che fa da cornice all'intero romanzo.
Dipinta fra una Genova raccontata alla perfezione da De Andrè e Mantova, città natale di Gennari, la vicenda si conclude con il resoconto di due personaggi che usciranno allo scoperto negli ultimi capitoli e che lasciano pensare a un'immedesimazione nella storia degli autori stessi: i giovani Fabrizio e Alessandro.
Leggere questo romanzo significa divertirsi per l'intreccio delle storie dei tre protagonisti, ma anche interrogarsi sull'amore, confrontando gli amore platonici o spassionati dei diversi personaggi. Infine il romanzo è un ottimo spunto per riflettere su quanto ognuno di noi è in gioco tra le trame del proprio destino ridicolo.
Nel 2008 Daniele Costantini ne ha ricavato un film dal titolo "Amore che vieni, amore che vai" (tratto da una famosa canzone di De Andrè).
In questa storia si incontrano il coraggio e la paura di amare, l'amore vissuto in maniera opposta dai tre personaggi principali: Salvatore, pastore gallurese dalle deduzioni geniali; Bernard, un colto anarchico marsigliese, e Carlo, un "magnaccia" genovese che si lascia consumare dai dubbi.
I tre - pur lontanissimi a livello sociale e culturale - si incontreranno per mettere a segno un furto, descritto come "il colpo della vita", uniti da quel destino ridicolo che fa da cornice all'intero romanzo.
Dipinta fra una Genova raccontata alla perfezione da De Andrè e Mantova, città natale di Gennari, la vicenda si conclude con il resoconto di due personaggi che usciranno allo scoperto negli ultimi capitoli e che lasciano pensare a un'immedesimazione nella storia degli autori stessi: i giovani Fabrizio e Alessandro.
Leggere questo romanzo significa divertirsi per l'intreccio delle storie dei tre protagonisti, ma anche interrogarsi sull'amore, confrontando gli amore platonici o spassionati dei diversi personaggi. Infine il romanzo è un ottimo spunto per riflettere su quanto ognuno di noi è in gioco tra le trame del proprio destino ridicolo.
Nel 2008 Daniele Costantini ne ha ricavato un film dal titolo "Amore che vieni, amore che vai" (tratto da una famosa canzone di De Andrè).